Questa mattina un caro amico mi ha offerto il caffè per celebrare la giornata mondiale della gentilezza. In mancanza del bancone, l’ho bevuto a spasso per la città.

Oggi venerdì 13 novembre è la giornata mondiale della gentilezza.

Prima di andare a lavorare, questa mattina a Genova sono entrato al bar con mio un amico per bere il “caffè del buongiorno”.

Gentilmente e sapientemente la barista ha preparato due ottimi espressi, ma invece di servirli nelle tradizionali tazzine di porcellane, seguendo in maniera professionale le disposizioni dettate dalla zona arancione, ha utilizzato due “bicchierini sostenibili” invitandoci a consumare il caffè a “passeggio su strada”.

Non voglio soffermarmi tanto sul fatto che nonostante fosse di alta qualità, il caffè nel bicchierino ha perso inevitabilmente alcune sue peculiarità fondamentali “lasciandosi un po’ andare” malinconicamente, “orfano dell’abbraccio mattutino e avvolgente della porcellana”, ma quanto sull’aspetto “frenetico e d’isolamento” che ho provato sorseggiandolo all’ombra del primo semaforo per una “pausa caffè di città” “poco sostenibile”, ma “sentimentalmente trafficata”.

Comunque a pensarci bene, sempre meglio la “sveglia colorata” di psichedelici semafori dell’ incrocio quotidiano che correre il rischio di sedersi con il caffè in mano sulla panchina dei giardinetti, dietro all’edicola all’ombra di un albero, per vederselo macchiare all’ improvviso con “amara e acida spregiudicatezza” dal primo piccione della giornata.

Perché si sa che la gentilezza si trova nei piccoli dettagli di tutti i giorni e si può comprenderne la ricchezza soprattutto nel fondo della tazzina.

Ancora una volta, stamattina ho riflettuto sull’ importanza della sostenibilità fisica e ambientale del mio amatissimo bancone, capace di dialogare, capire e “sostenere” i dubbi e le convinzioni del “mio momento caffè”.