La Juventus e il Napoli hanno eliminato le squadre milanesi in Coppa Italia. Adesso partenopei e bianconeri, che rappresentano due diverse tradizioni italiane di caffè, si affronteranno in finale a Roma.

Dopo tre mesi e più di assenza dal rettangolo verde a causa della quarantena da Coronavirus il calcio giocato è ritornato con le due partite di ritorno delle semifinali di Coppa Italia Juventus-Milan e Napoli-Inter. Venerdì sera i bianconeri pareggiando contro i rossoneri si sono qualificati per la finale di mercoledì 17 giugno, mentre ieri sera la squadra azzurra ha sconfitto i nerazzurri, raggiungendo così i ragazzi di Sarri per un “mercoledì tricolore di Coppa” dal grande significato sentimentale di vittoria.

L’Olimpico di Roma ospiterà, quindi, Napoli-Juventus la finale di Coppa Italia 2019-2020. Conosciamo tutti la rivalità sportiva e territoriale che esiste tra le due sqadre, ma questa partita rappresenta anche l’interessante e storica contrapposizione di due tradizioni differenti del bere e del vivere il caffè.

Non solo calcio: Napoli e Juventus sono due stili e due scuole distinte che simboleggiano usi, costumi e abitudini specifiche nei confronti del caffè.

A Napoli, il caffè è stato introdotto nel 1768 da Maria Carolina D’Asburgo, figlia di Maria Teresa e moglie di Re Ferdinando IV di Borbone nel 1768, allo scopo di portare a corte la mondanità di Vienna, dove già nel XVII secolo si potevano trovare per le vie della città gli eleganti Kaffeehaus.

È interessante e curioso evidenziare come il caffè fosse conosciuto a Napoli prima dell’arrivo della giovane regina, ma a causa del suo colore nero e scuro i napoletani pensavano che portasse male (addirittura la Chiesa lo definì la bevanda del diavolo).

Invece a Torino, il caffè è sempre stato vissuto con spensieratezza e socialità, diventando nell’Ottocento un appuntamento di natura politica e di dibattito sull’unità nazionale in locali arredati come vecchie bettole e improvvisate taverne. Ai piedi della Mole, a fine Ottocento il caffè svolge una funzione lavorativa e imprenditoriale.

Nel 1884 Angelo Moriondo, figlio di Giacomo fondatore della fabbrica di cioccolato “Moriondo & Gariglio” e fornitrice di Casa Savoia, crea la prima “macchina per espresso”, capace di erogare il caffè rapidamente allo scopo di diminuire il tempo di attesa della clientela, servendo dieci tazze più concentrate, aromatiche e profumate ogni due minuti. A Torino nasce l’idea commerciale del caffè, sebbene Moriondo si sia limitato a progettare esemplari di queste macchine soltanto per scopi artigianali.

A Roma trionferà il sogno partenopeo di una regina amante della bella vita e ricca di azzurre speranze, o la bianconera e aziendale abitudine sabauda alla vittoria?

L’espresso verdetto finale di Coppa decreterà la tradizione vincente!