Tutti fuori: è iniziata così la fase due a Milano nella città del Duomo. Cogliendo la procedura semplificata del Comune sono oltre duemila le attività che hanno deciso di sfruttare gli spazi esterni.

Dopo settimane di lockdown, finalmente si riapre. In tempi diversi a seconda della situazione, città deserte si sono rimesse in moto, tra riaperture e nuovi formati.

Per attività temporary estive hanno aperto al pubblico alcuni dei luoghi più belli, iconici ed evocativi della città. Voce, insegna dello storico bistellato milanese Aimo e Nadia, si è allargato nel cortile delle Gallerie d’Italia che fu giardino di Alessandro Manzoni, il più importante scrittore meneghino, con un’offerta che si arricchisce di un cocktail bar, tra opere d’arte (Jean Arp, Juan Mirò) e un allestimento del designer Michele De Lucchi.
Eataly Smeraldo ha puntato ad ampliare il dehors sulla piazza antistante e a segmentare la clientela che può scegliere tra l’originale pizza al padellino e la rassegna di serate speciali dedicate ai cibi e vini gourmet. Hanno risposto presente anche ristoranti emergenti, come la Tipografia Alimentare, e sono da sottolineare gli sconfinamenti interregionali – dalla Liguria, il “mare” dei milanesi – con Marco Visciola, chef del ristorante di Eataly Genova.

Per quanto concerne il caffè si sta continuando a seguire il fronte dell’innovazione legato sempre di più agli “specialty“, ma integrati da un’offerta che va dalla colazione all’aperitivo, con incursioni in libri e dischi: un esempio interessante è sicuramente il Nowhere Coffee&Community. A giugno ha aperto nel capoluogo lombardo anche Kōhī Tokyo 1982 nella metropolitana Porta Romana (linea gialla), un affascinante chiosco dedicato al caffè pour over, molto praticato dai giapponesi, dai quali riprende l’estetica minimalista.