Buffet e colazione degli hotel sono state bloccate dall’emergenza Coronavirus. Come si comporterà il settore alberghiero italiano per dare la possibilità ai clienti di svegliarsi e bere il caffè o il cappuccino?

L’emergenza Covid-19 modificherà gli usi e costumi di coloro che quest’estate frequenteranno gli alberghi di tutta Italia, compresa la loro prima colazione.

L’hotel, come del resto il bar, dovrà ripensare e riprogrammare gli spazi e le modalità della colazione. Le norme vigenti non vietano all’albergatore di preparare il tradizionale buffet, ma per precauzione e senso di responsabilità cambieranno determinate procedure di servizio.

È innegabile che ci sia ancora nelle persone un po’ di timore e insicurezza nel pensare di dover soggiornare in una struttura differente dalla propria casa. Compito dell’albergatore sarà, quindi, non creare disagio e diffidenza nel cliente, instaurando un rapporto di trasparenza e professionale.

I grandi alberghi potranno offrire il servizio al tavolo attraverso la presesenza fissa di quattro o cinque camerieri, mentre le realtà che non saranno in grado di garantirlo, rischio l’aumento del “tempo passivo” di attesa della singola colazione, avranno a disposizione tutto il mese di giugno per ideare e creare spazi e nuovi progetti di prima colazione: ad esempio il servizio in camera, sfruttando qualora ci fosse anche il terrazzino l’occasione di un momento di relax en plein air, offrendo un prodotto di qualità confezionato da società esterne. È una soluzione che probabilmente costerà di più, ma darebbe un senso di tranquillità e maggiore sicurezza al cliente e al contempo l’albergatore avrebbe minori problematiche di gestione relative al magazzino, agli sprechi e alle scorte in nome di un’attività maggiormente sostenibile.

Inoltre, l’ordine dei tecnologi alimentari sta studiando in questi giorni particolari coffee box preparati dal personale esperto dell’albergo, cercando di far emozionare il cliente non con il sorriso, purtroppo coperto dalla mascherina, ma con la gentilezza e formazione degli operatori che lavoreranno a “distante contatto” con la clientela.